Siamo padroni del nostro tempo.
Dovrei scrivere più spesso su queste pagine. Ma non riesco se non sono ispirata. E si, l’ispirazione viene a trovarti quando dice lei ovunque tu sia e qualsiasi cosa tu stia facendo, ma, per dedicarti totalmente a quello che ti appassiona, dovresti uscire un po dalla frenesia della quotidianità. Fermarsi un attimo, respirare, prendersi un po di tempo, anzi dimenticarsi totalmente del tempo.
Rischio di essere monotematica, ma sto leggendo “Diario di una scrittrice”, una sorta di antologia dei diari di Virginia Woolf, e sto scoprendo una donna totalmente dedita alla sua arte. Tanto per intenderci, il suo riposo dal lavoro, era scrivere il suo diario. Non smetteva mai di scrivere.
Tutti i giorni apro il blog e vedo quante persone lo hanno visitato. Qualcuno c’è sempre e mi fa molto piacere, mi piacerebbe vedere più commenti, ma poi mi rendo conto che sono io stessa a scrivere poco.
Ha scritto Virginia che una donna per poter fare la scrittrice ai suoi tempi dovesse avere 300 sterline l’anno e una stanza tutta per sè…
“Sono stata spesso troppo tollerante. In verità alle persone importa ben poco l’una dell’altra. Hanno questo pazzo istinto alla vita. Ma non si attaccano a nulla fuorchè a se stessi.”
Virginia Woolf
da “Diario di una scrittrice” – Lunedi, 4 giugno 1923
…l’unico pericolo che sento veramente è di non riuscire più a sentire niente…
In questo mondo che Baricco definisce di “Barbari”, ricevo impulsi dalla tv.
C’è “X Factor” di la che fa da sottofondo…e prima sono andata ad ascoltare una discussione interessante sollevata da Morgan. Ho visto e sentito la solita storia…veniva accusato di vivere nel suo mondo e di volerlo imporlo agli altri…quante volte mi sono sentita dire si essere nel mio mondo…quello che non hanno capito è che il mondo che persone come Morgan hanno dentro è l’unico più vero…
Troppi impegni mi hanno tenuto lontana da questo mio pseudo mondo virtuale…
A chiunque abbia voglia di leggere i miei deliri, ciao.
Oggi ascoltavo ” I treni a vapore”, canzone di Fossati cantata dalla Mannoia, è una di quelle canzoni che accarezzano la mia anima.
Ne riporto qui una parte e se vi va, tra le poesie ho pubblicato “dolcezza” .
“Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché so sognare
e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare.
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani.
Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
o qualche altra primavera da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un caffè come si deve
quest’inverno passerà.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
E se l’amore che avevo non sa più il mio nome.
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà”
Nessun soldo vale il rispetto di sè.
Virginia Woolf ha scritto:
“Perché sebbene noi affermiamo di non sapere niente sullo stato d’animo di Shakespeare, anche dicendo questo diciamo qualcosa sullo stato d’animo di Shakespeare. La ragione, forse, per la quale sappiamo tanto poco di Shakespeare (…) è che i suoi motivi di risentimento e i suoi rancori e antipatie ci vengono nascosti. Non siamo mai trattenuti da una qualche <<rivelazione>> che ci ricordi lo scrittore. Ogni desiderio di protestare, di predicare, di proclamare un’ingiuria, di regolare un conto in sospeso, di rendere il mondo testimone di qualche difficoltà o patimento, tutto questo era stato bruciato dal fuoco che era in lui, e consumato. Pertanto la sua poesia sgorga fuori di lui libera e priva di impedimenti. Se mai essere umano giunse ad esprimere completamente il proprio lavoro, questi fu Shakespeare. Se mai mente fu incandescente, libera da impedimenti, pensavo, volgendomi di nuovo verso lo scaffale, quello fu certo la mente di Shakespeare”.
V. Woolf – Una stanza tutta per sé
Ho pensato di fare questa citazione, per quello che ho scritto l’ultima volta. Paragonandolo a quello che ho scritto la prima. Non avevo forse creato questo blog per il solo piacere di scrivere? Non è un diario. Non è un posto dove mostrare la mia rabbia o mettermi in mostra.
“Sento parlare le mie labbra e come sempre dovrei star zitto…” canta jovanotti in una delle sue canzoni.
Beh oggi ho provato esattamente questa sensazione…
Mi ero ripromessa di non farmi più coinvolgere in discussioni, nonchè polemiche, su certi argomenti, quali la politica; ed invece stamattina ho abboccato all’amo, nonostante il mio tentativo di silenzio. Ovviamente pentendomene neanche cinque minuti dopo.
Adesso ripensandoci mi dico che forse è stato meglio così. Almeno chi ha iniziato a parlare non ha avuto il privilegio di vomitarmi addosso il suo pensiero, facendomelo subire passivamente. Inutile specificare che nessuno glielo aveva chiesto.
Trovo inutili certe polemiche che non portano da nessuna parte. Anche perchè ho deciso di vivere in un certo modo e nessuno riuscirà a farmi cambiare opinione su certe cose che ho maturato nel tempo.
Mi fa tristezza vedere persone di vent’anni più grandi di me, che devono per forza mettersi in cattedra e soprattutto mettermi addosso delle etichette. E’ così difficile accettare che sono libera di pensare e di avere delle opinioni assolutamente personali? E’ così strano nell’Italia di oggi non sentirsi parte di nessuna categoria? Una cosa che so per certa è che mi riesce terribilmente difficile spiegarlo.
Da qualche parte una volta ho scritto una cosa del genere: “sentirmi appartenente a qualcosa mi priverebbe della mia identità”.